In sintesi
Il campo visivo e l’OCT (tomografia a coerenza ottica) sono due esami fondamentali nell’inquadramento del glaucoma e nel monitoraggio della sua evoluzione nel tempo.
Sono esami non invasivi, generalmente indolori e soprattutto complementari: il campo visivo ci dice come funziona la visione, l’OCT ci permette di osservare e misurare le strutture oculari coinvolte: retina e nervo ottico.
È però importante sottolineare che nessun singolo esame è sufficiente, da solo, per diagnosticare o escludere il glaucoma. La diagnosi nasce dall’integrazione dei dati clinici e strumentali.
Le linee guida dell’European Glaucoma Society (EGS) sottolineano infatti l’importanza di una valutazione complessiva che può comprendere la misurazione e la valutazione della pressione intraoculare (PIO), la pachimetria, la gonioscopia, l’esame della papilla e del nervo ottico, la retinografia, l’OCT dello strato delle fibre nervose retiniche (RNFL), l’OCT del complesso delle cellule ganglionari (GCC) e il campo visivo.
Quando indicato dal quadro clinico, la valutazione può essere completata anche con esami di elettrofisiologia oculare.
Presso il Centro Oculistico Iris di Cosenza eseguiamo queste valutazioni, concentrandoci sugli esami più utili per la diagnosi, la caratterizzazione della malattia e il follow-up del paziente.
Perché il glaucoma va diagnosticato il prima possibile?
Il glaucoma comprende un gruppo di patologie caratterizzate da un progressivo danno del nervo ottico, con conseguente perdita di funzione visiva.
Viene spesso definito “il ladro silenzioso della vista”, perché nelle fasi iniziali può non provocare sintomi evidenti. La perdita della funzione visiva può infatti iniziare in modo graduale, soprattutto a carico della visione periferica, e passare inosservata per molto tempo.
Il glaucoma rappresenta una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo. Nel 2020 si stimavano circa 76 milioni di persone affette a livello globale, con una previsione di oltre 111 milioni entro il 2040, soprattutto in relazione all’invecchiamento della popolazione. (Tham et al., Ophthalmology, 2014).
C’è un dato che spiega meglio di ogni altro perché lo screening è così importante: in Europa circa il 56% delle persone con glaucoma non sa di averlo, proprio perché la malattia resta silenziosa fino a fasi avanzate (European Eye Epidemiology Consortium, Ophthalmology, 2025).
Questo rende particolarmente importante l’individuazione precoce delle persone a rischio e un corretto percorso diagnostico.
La buona notizia è che, sebbene il danno glaucomatoso già instaurato non possa essere generalmente recuperato, la progressione della malattia può essere rallentata o controllata, principalmente attraverso la riduzione della pressione intraoculare quando indicata e mediante un adeguato trattamento e follow-up.
Per questo la diagnosi precoce è fondamentale.
Che cos’è l’esame del campo visivo?
Il campo visivo è l’insieme dello spazio che possiamo percepire mentre fissiamo un punto senza muovere gli occhi.
Comprende sia la visione centrale, fondamentale per attività come leggere e riconoscere i dettagli, sia la visione periferica, che ci permette, ad esempio, di percepire ciò che accade lateralmente senza dover girare la testa.
L’esame del campo visivo, chiamato anche perimetria automatizzata standard (SAP), misura la sensibilità alla luce in numerosi punti del campo visivo.
Il paziente viene posizionato davanti a uno strumento dotato di una cupola e viene invitato a fissare un punto centrale. Durante l’esame compaiono stimoli luminosi di diversa intensità in posizioni differenti e il paziente deve premere un pulsante quando li percepisce.
È un esame semplice e non invasivo, ma fornisce informazioni molto importanti sulla funzione visiva.
Nel glaucoma, le alterazioni iniziali possono interessare la visione periferica senza essere immediatamente percepite dal paziente. Il campo visivo permette quindi di individuare e quantificare eventuali deficit funzionali e rappresenta uno degli esami fondamentali per valutare il danno glaucomatoso e seguirne l’andamento nel tempo.
Che cos’è l’OCT?
OCT è l’acronimo di Optical Coherence Tomography, ovvero tomografia a coerenza ottica.
È una metodica di imaging non invasiva che utilizza la luce per ottenere immagini ad altissima risoluzione delle strutture oculari, senza contatto con l’occhio e senza utilizzare radiazioni ionizzanti.
Per spiegare il concetto ai pazienti, viene talvolta paragonata a una sorta di “TAC dell’occhio”, anche se si tratta di tecnologie completamente differenti: l’OCT utilizza infatti la luce e non i raggi X.
Nel glaucoma, l’OCT permette di studiare in particolare due aree di grande interesse.
OCT del nervo ottico e RNFL
L’OCT consente di analizzare il nervo ottico e di misurare lo spessore dello strato delle fibre nervose retiniche (RNFL).
La perdita di fibre nervose può rappresentare un importante segno strutturale del danno glaucomatoso. L’analisi OCT permette inoltre di confrontare i dati ottenuti nel tempo e di individuare eventuali variazioni significative.
OCT maculare e complesso delle cellule ganglionari
L’OCT maculare permette di analizzare il complesso delle cellule ganglionari retiniche (GCC), una regione particolarmente utile nello studio del glaucoma.
Le cellule ganglionari retiniche sono neuroni i cui assoni contribuiscono a formare il nervo ottico. La loro analisi può fornire informazioni importanti sul danno glaucomatoso, anche nelle fasi iniziali della malattia.
OCT e campo visivo: perché vengono utilizzati insieme?
La differenza fondamentale è semplice:
- il campo visivo misura la funzione: ci dice come funziona la visione;
- l’OCT misura la struttura: ci permette di analizzare retina e nervo ottico.
Nel glaucoma, alterazioni strutturali e funzionali non sempre compaiono contemporaneamente e il rapporto tra le due può variare da paziente a paziente.
Per questo motivo OCT e campo visivo non devono essere considerati esami alternativi, ma strumenti complementari.
L’OCT può evidenziare alterazioni strutturali che possono precedere la comparsa di difetti funzionali chiaramente rilevabili al campo visivo in alcuni pazienti. Al contrario, nelle fasi più avanzate il monitoraggio della progressione attraverso l’OCT può essere limitato dal cosiddetto “effetto pavimento”: quando lo spessore delle strutture analizzate ha raggiunto valori molto bassi, ulteriori perdite possono essere difficili da quantificare attraverso le sole misure strutturali.
In queste situazioni il campo visivo assume un ruolo particolarmente importante nel valutare la progressione funzionale.
Per questo, nella pratica clinica, la valutazione integrata di OCT, campo visivo ed esame clinico è fondamentale.
La diagnosi precoce: perché l’OCT è importante
Uno degli aspetti più interessanti dell’OCT è la possibilità di rilevare e quantificare alterazioni strutturali della retina e del nervo ottico anche quando il paziente non avverte alcun sintomo.
Diversi studi hanno evidenziato come le alterazioni strutturali e quelle funzionali non procedano necessariamente allo stesso ritmo. In alcuni pazienti, infatti, la perdita di tessuto nervoso può essere rilevabile prima che il campo visivo mostri un difetto chiaramente diagnosticabile.
Questo non significa, però, che l’OCT da solo possa diagnosticare il glaucoma.
Un OCT alterato non equivale automaticamente a una diagnosi di glaucoma, così come un campo visivo normale non esclude necessariamente una fase iniziale della malattia.
I risultati devono essere sempre interpretati alla luce dell’età del paziente, della pressione intraoculare, dell’aspetto del nervo ottico, dello spessore corneale, dell’angolo irido-corneale, della storia clinica e di tutti gli altri dati disponibili.
La tecnologia al Centro Oculistico Iris
Al Centro Oculistico Iris di Cosenza eseguiamo un elevato numero di esami del campo visivo e di OCT, utilizzando la tecnologia Heidelberg Spectralis.
Il sistema consente di effettuare acquisizioni ad alta risoluzione e di confrontare nel tempo le immagini e le misurazioni ottenute, facilitando il monitoraggio delle eventuali variazioni strutturali.
Nel follow-up del glaucoma, infatti, non è importante soltanto conoscere lo stato attuale dell’occhio, ma soprattutto capire se e quanto la malattia sta modificandosi nel tempo.
Campo visivo e OCT a confronto
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Caratteristica
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Esame campo visivo (SAP)
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OCT (tomografia a coerenza ottica)
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Cosa misura
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La funzione visiva (come vedi)
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La struttura di retina e nervo ottico
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Tipo di dato
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Sensibilità alla luce, punto per punto
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Spessore dei tessuti in micron
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Ruolo nel glaucoma
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Rileva e monitora il danno funzionale
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Rileva il danno precoce e la progressione strutturale
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Diagnosi precoce
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Tardiva (danno già presente)
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In alcuni pazienti, diversi anni prima del difetto funzionale
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Contatto con l’occhio
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No
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No
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Durata
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5–10 minuti per occhio
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2–5 minuti per occhio
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Invasività
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Nessuna
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Nessuna
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In conclusione
Il glaucoma è una malattia complessa e la sua diagnosi non può essere affidata a un singolo esame: nasce dall’integrazione di tutti gli esami clinici e strumentali disponibili.
Tra questi, OCT e campo visivo rappresentano due strumenti fondamentali e complementari.
La loro integrazione con l’esame clinico consente allo specialista non solo di individuare più precocemente eventuali alterazioni sospette, ma anche di seguire nel tempo l’andamento della malattia e la risposta al trattamento.